domenica 23 agosto 2015

L'emozione spirituale.

Se c'è una costante certa nell'umanità è il bisogno di avere un tempio, di un rito, di una preghiera di un falò notturno attorno a cui mettersi a danzare alla luna. E' di avere un luogo dove entrare in contatto in qualche modo con un dio, una dea, uno spirito, un' energia, o un qualcosa che non si riesce tanto bene a definire ma che una qualche sorta di voce dentro di sé ti porta a cercare. Certo non per tutti è così, c'è gente a cui non importa e va bene così, ma per molti lo è.



Alla maggior parte dei credenti, o fedeli, o adepti, o quello che sono, non importa neanche molto quale religione o cultura seguire; quello che fanno è di restare dentro al sistema che gli è stato insegnato da bambini. Così se nascono cristiani, restano cristiani se nascono buddisti restano buddisti ecc... Del resto la maggior parte delle persone segue una religione che in fondo non conosce con dei libri sacri scritti in qualche astrusa lingua antica che neanche comprende.

C'è dunque un emozione che ci "porta verso Dio" che ci porta a porci delle domande e a trovare delle risposta che ci porta a ritenere che c'è qualcosa di più di questo mondo in cui viviamo e che i nostri sensi ci presentano. Sentiamo questo bisogno e non capiamo. Per una cultura cosiddetta "razionalista" il fatto di provare tale emozione viene visto come una debolezza o come un "errore di sistema" del nostro cervello, qualcosa da estirpare dalla nostra mente assieme a tante storie e leggende che parlano del soprannaturale: tutto viene dalla paura della morte o di un mondo che non controlliamo e non capiamo. Però quello che non si capisce è perché dobbiamo avere una tale emozione dentro di noi: da dove viene? E perché viviamo in balia di queste emozioni?

Se pensiamo a noi stessi come a degli organismi che hanno l'unica funzione di trasmettere i nostri geni, non vedo ragione per cui debba esistere questa emozione: in fondo dovremmo avere come unico scopo quello di sopravvivere e riprodurci ed essere contenti così. Ma le cose stanno diversamente: abbiamo una forte "sete di Dio" un "bisogno di soprannaturale". Per cui dico io: forse tale emozione è già essa un fatto "soprannaturale"?

In ogni caso se c'è una cosa di cui sono certo è la grande importanza delle nostre emozioni in genere e del fatto che esse mai siano "sbagliate" o "inutili" o "dannose" o peggio "irrazionali". Le nostre emozioni sono loro a guidarci e sono loro il modo in cui il mondo soprannaturale che è intorno a noi entra in contatto col nostro intimo io, con noi stessi, al fine di guidarci per il meglio. La nostra emozione che ci spinge verso un qualche tipo di Dio è una sorta di indicatore che ci mostra la strada da seguire per arrivare ad acquisire conoscenza, consapevolezza e crescita spirituale.

Io sono così: un credente che sente dentro di sé questa emozione, ma anche un credente "esigente" a cui non basta seguire pedissequamente un culto qualsiasi ma che si pone delle domande, che cerca delle risposte che poi trova anche delle risposte. Questo blog l'ho creato per questa mia esigenza di avere un tempio in cui poter esprimere i miei pensieri e il mio credo, un tempio in cui non si ripetano in modo meccanico sempre le stesse frasi in cui non si legga sempre lo stesso libro perché in questi posti la "sete di Dio" non può far altro che morire affogata dalla noia e dalle assurdità. Il tutto nella convinzione che quest'epoca assurda finirà e la gente un po' alla volta si riappoprierà della sua spiritualità e i templi diverranno luoghi liberi dove ognuno possa esprimere se stesso, la propria verità e il proprio piacere di vivere in questo mondo meraviglioso.




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